Freevola. Confessioni sull'insostenibile bisogno di ammirazione
Essere donna è come essere due dentro un corpo.
Quella che esiste e quella che si guarda esistere, la sorvegliante e la sorvegliata.
La sorvegliante sussurra: "Devi piacere a tutti. Devi essere ammirata, piacevole, piacente. Devi piacere! Se piacerai agli altri sarai felice. Sii bella, sii simpatica, sii brillante, occupa poco spazio, sorridi, profumati, conquista! Vedrai che ti ameranno!".
E la sorvegliata non sa se è d'accordo ma sente che vuole essere felice e amata.
Come si gestisce questo conflitto tra lo sguardo del mondo sul proprio corpo e le bambine interiori? È attraverso l'ammirazione che si ottiene l'amore?
Lo spettacolo estremizza questo insostenibile bisogno di ammirazione. L’azione del corpo nel mondo è la risultante di questo conflitto interno, per questo le ventenni risultano essere frivole.
Una ragazza partecipa ad un concorso, il pubblico è chiamato a giudicarla: può usare un pollice in giù o in su o lanciarle una rosa se sente un moto d’amore.
La signorina nel tentativo di essere irresistibile e di ricevere tutte le rose che la giuria possiede, si fa sopraffare dalle sue insicurezze e fragilità e non può fare altro che dare il via ad una confessione tragicomica, frammentata, poetica sul dovere di piacere.
"Gli uomini guardano le donne, le donne osservano se stesse essere guardate"
John Berger, "Questione di sguardi", Il Saggiatore, 2022

In collaborazione con Festival del Cimena Città di Spello e dei Borghi Umbri
di e con Lucia Raffaella Mariani
consulenza alla regia e alla drammaturgia Lorenzo Maragoni
consulente al movimento scenico Erica Nava
una produzione TS Produzioni
con il sostegno di Potenziali Evocati Multimediali
